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10 settembre 2009

Ode all'erba

Ode all’erba.

Mentre questo post potrebbe essere un titolo di una canzone del sempre ottimo cantautore Robert Nesta Marley, in realtà non lo è.
Infatti l’erba a cui mi riferisco è quella di Dubai.

Nonostante i grattaceli, le strade a 3, 4, a volte 5 corsie nel mezzo della città, la metrò automatica più lunga al mondo e la costruzione umana più alta mai eseguita, quello che mi stupisce è l’erba.
Eh si perché in un paese dove, si dice, sia stato arrestato un turista a cui avevano trovato un seme di papavero (vietato per legge) incastrato fra i denti dopo aver mangiato un panino con i saporiti semini neri a Londra, si capisce quanto poco ci voglia per rischiare. E quando ti chiami “erba” confondersi è un attimo.

Questa di Dubai comunque è un erba caparbia.
Che si attacca nei praticelli dei giardini e delle aiuole. Resistendo a temperature altissime.
È un erba eroica. Perché fare l’erba di questi tempi non è facile. Eh no! Fra pesticidi, riscaldamento terrestre, cani, e buco nell’ozono è una vita dura. Ma, all’erba di Dubai, è capitata anche un’altra sfiga. Quella di essere nata in mezzo al deserto. Posto non proprio facile.
E infatti viene innaffiata puntualmente tutti i giorni per svariate ore per poter sopravvivere. Il processo ovviamente è automatico. Altrimenti l’innaffiatore umano non resisterebbe. Il che porterebbe inevitabilmente alla scomparsa anche dell’erba stessa.
Non è però tutto oro quello che luccica. Infatti queste aiuole verdi in mezzo a stradine e prati sono pianificati. Hanno poco di quell’erba che c’è da noi. Quella spontanea. Quella che cresce spavalda fra una crepa dell’asfalto e un bordo di cemento per dire “se mi date un angolo di terra ci penso io a riempirla”. L’erba da noi ha un solo nemico che la batte irrimediabilmente: il campo da calcio. Quando infatti una zona di un parco viene adibita a tale scopo non c’è erba che tenga. Dopo qualche partita il verde lascia il posto al marrone.
Quell’erba è quella coi fili sottili. Quasi tondi. Questa è come l’erba americana. È larga. Piatta. Grossa. Corazzata. Sembra quasi sintetica.
Comunque per quanto corazzata è pur sempre coraggiosa e, a volte, inaspettata.

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